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Monterey, le youngtimer e il futuro del mercato Classic

Autore: Michele Di Mauro

31 Agosto 2022
Monterey, le youngtimer e il futuro del mercato Classic

La Monterey Car Week, ovvero la settimana che rende l’agosto della California il mese più “bollente” dell’estate automobilistica internazionale, viene considerata da sempre un importante termometro dello stato del collezionismo globale. Gare, concorsi, parate ma soprattutto ben quattro aste di rilievo internazionale restituiscono una panoramica abbastanza attendibile dell’andamento del mercato, delle tendenze in fatto di gusti e di investimenti, della direzione che prenderà il settore del classic “alto di gamma”.

Questa edizione in particolare poi presentava diverse incognite di natura soprattutto psicologica. Da un lato l’entusiasmo del ritorno del grande pubblico dopo la pandemia e le conseguenti restrizioni su accessi e voli: la gente è tornata a sorridere, a guardarsi in viso, ad abbracciarsi. Un’euforia che fa sicuramente bene alla passione e di conseguenza anche al mercato. Dall’altro lo spettro della guerra che, seppur lontana geograficamente dalle assolate coste californiane, incombe sull’economia internazionale e, in modo specifico, sui collezionisti che risiedono o fanno affari in Europa. Elementi atipici che in qualche modo, era prevedibile, hanno condizionato l’andamento degli incanti. Vediamo cosa è successo.

Quattro i grandi player del martelletto impegnati in West Coast a fine agosto: RM Sotheby’s, Gooding, Bonhams e Mecum, per un totale di ben 707 auto vendute e un fatturato globale di 397.797.610 dollari con un prezzo medio per vettura di $ 552.656. Se pensiamo che tutti questi soldi siano passati di mano nel giro di quattro giorni, capiamo velocemente quanto “pesi” la rassegna californiana sul mercato complessivo del “classic”.

Entrando nel dettaglio, registriamo però che solo RM Sotheby’s ha ottenuto risultati migliori rispetto al 2021, con una percentuale di venduto di oltre l’87% (75,85% nel 2021), un fatturato record di 217,2 milioni e un prezzo medio di oltre 1,3 milioni di dollari per auto venduta. Nonostante la bontà dei lotti, Gooding, Bonhams e Mecum hanno fatto qualche passo indietro, con diversi lotti rimasti al palo o battuti al di sotto delle stime. Rispetto all’anno scorso il venduto di Bonhams cala dal 92% al 64%, quello di Gooding dall’84% al 72% e Mecum dal 74% al 59%.

Possiamo parlare di crisi? Sicuramente no, più probabilmente di maturazione del mercato. Nonostante la quotazione astronomica della Mercedes SLR Uhlenhaut Coupé, ceduta la scorsa primavera dal museo della casa tedesca alla cifra record di 135 milioni di euro, il primo segnale che arriva da Monterey è che i prezzi non possono crescere all’infinito, soprattutto in periodi di instabilità economica e psicologica. Emblematico il caso della Ferrari 410 Sport, senza dubbio uno dei pezzi più ammirati e attesi della rassegna: stimata tra 25 e 30 milioni di dollari, è stata assegnata per qualche spicciolo in più di 22.

Secondo, la speculazione. Una Ferrari da corsa degli anni cinquanta si compra per passione, certo, ma chi stacca un assegno che supera i venti milioni ha anche ben chiaro il valore del suo investimento. E spende anche in ottica di rivalutazione futura. E con prezzi così alti, la certezza di veder aumentare ancora il valore del proprio bene vacilla.

Lo stesso vale per la Ferrari 250 California LWB proposta da RM, stimata tra 7 e 8,5 milioni, e quindi già meno delle stime del 2019 per lo stesso modello, passata di mano a meno di sei.

Terzo, al calo di interesse per le vetture ultracinquantenni si contrappone l’aumento verticale per le youngtimer di prestigio. Se la Ferrari 410 Sport Spider del 1955, ex vettura ufficiale passata poi per le mani nientemeno che di Carroll Shelby, ha fatto registrare un prezzo al di sotto delle stime, rimanendo sul brand di Maranello è impossibile non citare il terzetto delle supercar recenti, il cui valore è in crescita verticale: una Enzo del 2004 ha spuntato 4.130.000 dollari, due F50 sono andate via rispettivamente a 5.175.000 e 4.625.000 e le F40, ben quattro e non tutte perfette, hanno collezionato cifre da 1.985.000 a 3.965.000 dollari, polverizzando qualsiasi record precedente.

I motivi? Sicuramente complessi, ma su tutti probabilmente quello anagrafico: i collezionisti che legano i loro ricordi e le loro emozioni alla F40 sono oramai molti più di quelli che hanno mai visto correre una sport degli anni cinquanta, pur considerando in proporzione la rarità dei mezzi. Anche una “comune” Testarossa come quella del 1988 proposta da RM, molto bella, con 6.600 miglia, certificazione Ferrari Classiche e in un rarissimo colore Metallic Brown, a fronte di una stima di 150.000 – 225.000 dollari, è stata battuta a ben 302.000. Tirando le somme, delle 10 Ferrari che hanno stupito tutti superando le proprie stime, ben 8 avevano meno di 30 anni, e questo vale più o meno anche per altri grandi marchi. Se c’è da investire su modelli dalle grandi potenzialità quindi, non serve più andare troppo indietro nel tempo.

Tags: Bonhams, ferrari, Gooding & Co, monterey car week



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