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Quanto costa restaurare un’auto storica? I parametri da considerare

Autore: Michele Di Mauro · Credits Ph: ASI - Automotoclub Storico Italiano

8 Gennaio 2023
Quanto costa restaurare un’auto storica? I parametri da considerare

Ci sono domande a cui è impossibile rispondere in maniera univoca, e forse proprio per questo continuiamo a sentirle ripetere: quanto costa mantenere un’auto storica? Quanto costa restaurarla?

Ovvio che le risposte possibili sono infinite, e tutte potenzialmente corrette. Perché le auto classiche sono migliaia, tutte diverse tra loro, ognuna con le sue peculiarità. E, a differenza delle auto moderne, le storiche sono diverse pure tra un’esemplare e l’altro, anche se sono della stessa marca, dello stesso modello, della stessa versione o dello stesso colore. Questo perché, ed è un elemento determinante, ogni auto storica ha la sua singola storia fatta di vissuto, di chilometri trascorsi, di manutenzioni e riparazioni ben fatte, fatte male o… non fatte del tutto!

Agorauto Restauro auto storiche

Per questo il valore del restauro di un veicolo d’epoca è fortemente influenzato dallo stato in cui esso si trova al momento di iniziare i lavori. E, potete scommetterci, per quanto accurata, una stima dei lavori da eseguire non sarà mai precisa al 100%: una volta iniziato a smontare tutto, si scopriranno via via sorprese e situazioni inattese, quasi mai positive.

Fatta questa doverosa premessa, dobbiamo poi considerare quelle che invece sono le caratteristiche del modello specifico, ovvero: complessità della meccanica e degli allestimenti; rarità e conseguente reperibilità dei ricambi; disponibilità di questi nelle vicinanze o all’altro capo del mondo; disponibilità di artigiani o tecnici specializzati sul modello; tempi e budget a disposizione per effettuare i lavori.

A proposito dei ricambi, servirebbe un approfondimento. Per essere sintetici, diciamo che non tutti sono uguali: ci sono quelli originali dell’epoca, spesso fondi di magazzino. Poi ci sono le riproduzioni moderne, che spaziano da quelle ufficiali, rimesse a catalogo dalle stesse case costruttrici e spesso di qualità addirittura migliore degli originali, a quelle commerciali, che possono avere standard qualitativi (e prezzi) veramente molto diversi. Infine, anche sulle riproduzioni commerciali, influiscono pesantemente le tirature e i marchi automobilistici di riferimento. Anche se costruttivamente simili, la riproduzione di un cerchio ruota in acciaio di una Fiat prodotta in milioni di esemplari e di una Maserati realizzata in poche centinaia di pezzi non potranno mai avere lo stesso prezzo.

Infine, in coda all’elenco ma non certo per importanza, la tipologia di restauro può fare un’enorme differenza sull’impegno economico da sostenere. Diciamo che fondamentalmente esistono due strade principali da percorrere: il restauro professionale e quello amatoriale. In mezzo, ovviamente, una miriade di soluzioni intermedie. Vediamo.

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Il restauro professionale “totale” prevede la consegna del mezzo ad un professionista che si impegna a restituircelo perfettamente riportato a nuovo nella sua totalità: carrozzeria, meccanica, interni. In genere si tratta di centri altamente specializzati e attrezzati per eseguire internamente qualsiasi tipo di operazione, dalla lattoneria alla sabbiatura, alla riverniciatura, alle rettifiche e ogni altro tipo di riparazioni meccaniche, al ripristino di sellerie, strumenti, impianti elettrici, impiallacciature e rivestimenti, ai collaudi. Si tratta di strutture particolari e solitamente molto costose, sia per le figure altamente specializzate disponibili internamente che per l’infrastruttura ampia e completamente attrezzata che ovviamente ha costi fissi importanti, da ripartire inevitabilmente sulle commesse nell’arco dell’anno.

All’estremo opposto c’è il lavoro “casalingo”, fatto, se possibile, nel garage di casa. Il quale, ovviamente, consente solo alcune delle operazioni sopra elencate. Altre non sono possibili per mancanza di attrezzature, di competenze o per legge, dato che alcuni inquinanti non possono essere trattati o smaltiti correttamente nelle mura domestiche ma richiedono specifiche licenze. Diciamo che, a patto di avere esperienza, capacità e manualità, in proprio si possono effettuare riparazioni meccaniche di media difficoltà, si possono restaurare più o meno totalmente strumentazioni e tappezzerie, si possono effettuare piccoli lavori di carrozzeria. Ma, necessariamente, si avrà bisogno di un professionista esterno per lavori di sabbiatura o riverniciatura, come per le rettifiche dei motori.

Ed ecco che entriamo nella “zona grigia” tra i due estremi, che poi è quella più spesso scelta dagli amatori: si fa in proprio ciò che si è in grado di fare, magari aiutati dal web, dai forum di marca e modello, dai tutorial e dai ricambisti online o dalla sezione Ricambi di Agorauto, e poi ci si rivolge ai singoli professionisti per tutto ciò che non è alla propria portata. In questo modo, se si è in gamba, si riesce a risparmiare sicuramente qualcosa. A casa propria non si pagano affitto, tasse, operai; si può scegliere con maggiore cognizione e con più tempo a disposizione quali materiali utilizzare, andando a spuntare il prezzo migliore disponibile in rete; si possono gestire i tempi in base alle proprie disponibilità.

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Il rovescio della medaglia è però che lavorando in proprio, nel tempo libero, difficilmente si avrà accesso a materiali e attrezzature professionali, e questo potrebbe influenzare negativamente il risultato finale, e di pari passo il suo valore.

È per questo che, a volte, alcune vetture restaurate da professionisti noti e affermati passano di mano a prezzi apparentemente fuori mercato, mentre vetture risistemate “alla buona” stentano a trovare compratori nonostante richieste apparentemente attraenti.

Questo vuol dire che non bisogna restaurare le vetture in proprio? No, assolutamente, anzi. Per molti appassionati, smanettare sulla propria auto nel fine settimana è molto più divertente che guidarla. Semplicemente bisogna aver chiaro cosa si sta facendo e con che finalità. Rendere utilizzabile con una certa affidabilità la vecchia 500 del nonno per un giretto fuori porta la domenica è ben diverso dal restaurare una lussuosa automobile anteguerra da presentare ai concorsi d’eleganza.

Una cosa infine ci sentiamo di doverla dire a tutti coloro i quali, impressionati dai format TV anglosassoni e americani, pensano che restaurare una vecchia auto sia un’operazione redditizia: non lo è quasi mai, a meno di non essere degli esperti parecchio navigati. E soprattutto, non è per fare soldi che si decide di restaurare un’auto: lo si fa per passione, per vivere un’avventura insidiosa ma che può dare grandi soddisfazioni, per riscoprire il piacere di viaggiare come una volta, a bordo di un mezzo di cui si conosce ogni singola vite. Il restauro è una sorta di pratica zen, lunga e laboriosa, non una scorciatoia per accantonare in fretta soldi facili. E se l’approccio non è davvero appassionato, le soddisfazioni saranno scarse, qualunque sia il risultato.

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E se, dopo tutte queste premesse, non vi sentite scoraggiati ma anzi, non vedete l’ora di cimentarvi nel vostro prossimo restauro, Agorauto ha una sorpresa per voi: nelle prossime settimane, in collaborazione con ASI – Automotoclub Storico Italiano, pubblicheremo a puntate la nostra guida al restauro, per guidarvi passo passo alla scoperta delle operazioni principali.

Seguiteci, documentate i vostri progressi e fateci sapere come va a finire. Intanto, vi ricordiamo che su Agorauto trovate un elenco ricco ed esaustivo dei migliori professionisti del ricambio e del restauro disponibili sul territorio nazionale.

Non vi resta che sbizzarrirvi!

Tags: auto d'epoca, Auto storiche, fai da te, restauro



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